PROLOGO
New Mexico, 1054 d.C.
La notte era veramente molto buia. Sembrava quasi che le stelle avessero deciso di non apparire. E, ovviamente, questo al sacerdote interessava molto.
“E’ una buona notte per qualche segno speciale.”
Nel bel mezzo del nulla, osservava il cielo ed aspettava.
Ad un tratto fu come fosse giorno.
Una luce incredibilmente calda disegnò un fiore nel cielo. Rimase così per qualche istante, poi lentamente si affievolì e lasciò una diffusa, irreale luminescenza nel cielo.
Il sacerdote era sbalordito, riusciva appena a pensare. Vide poi una scia luminosa, lieve ma chiara, che scendeva sulla terra, verso oriente, ma molto lontano.
“Cadrà sicuramente al di là del grande mare che si trova ad est. Chissà se la troverà qualcuno.”
La sua eccitazione era grande. Abbandonò il punto di osservazione nel mezzo di quello che qualche secolo dopo sarà chiamato Chaco Canyon e si precipitò verso il villaggio per raccontare a tutti quello che stava succedendo in cielo.
Ovunque, oggi.
Apro gli occhi. Buio. Chi sono? Dove sono? Che ora è? Perché mi sveglio?
Poi ricordo. E capisco che cosa mi ha rubato dalle dolci braccia di Morfeo. E’ un trillo.
“Ho sbagliato a mettere la sveglia…maledizione..”
Ma la sveglia non c’entra. Impreco sottovoce perché capisco che dovrò alzarmi per raggiungere il cellulare, stupidamente lasciato acceso sulla scrivania, ovviamente troppo lontana dal letto per poterla raggiungere dalla mia comodissima posizione supina.
- Alfredo - recita il display
“Che cosa vuole questo adesso?”
Rispondo in maniera piuttosto scortese “Ti rendi conto di che ore sono?”
“Non arrabbiarti. Ho bisogno di te. Mi devi aiutare. Ti sembrerà che io sia impazzito, ma ti assicuro che non è così. Assicurami però che mi aiuterai. Ti prego..”
La sua voce è poco più di un sussurro, sembra che faccia fatica a parlare, ma io non ho ancora le energie per farmi domande sullo stato di salute del mio amico. Forse per colpa del sonno mi lascio scappare uno stupido si. In verità voglio solo tornare a dormire.
“Grazie, sei la cosa migliore che mi potesse capitare. Spero che mi potrai perdonare se da adesso in poi la tua vita non sarà più la stessa.”
“Me lo avevano raccontato tante volte….. avevo visto anche qualche trasmissione alla televisione: ne parlavano come un accadimento ai limiti della realtà, privo di spiegazione, ma che con il tempo aveva finito per perdere importanza ed interesse.
Mio nonno invece, quando mi presentavo a casa sua per chiedergli di raccontarmi quel giorno, mi ammoniva di non prendere la cosa sottogamba, che quelle cose c’erano state davvero, che il giorno dopo i giornali italiani avevano sbattuto l’accadimento in prima pagina, che c’erano migliaia di testimoni e, per rinforzare le sue affermazioni mi portava a vedere un vasetto di vetro dove aveva raccolto quei capelli d’angelo che erano caduti dal cielo poco dopo l’avvistamento.
Lui quel giorno era allo stadio; fermarono la partita della Fiorentina perché tutti i presenti, calciatori compresi, non potevano fare a meno di staccare gli occhi dal cielo. Quel giorno si giocava Fiorentina-Pistoiese: mai derby di Toscana fu più incredibilmente unico. Quel giorno era il 27 ottobre del 1954.”
Questo era ed è sempre stato Alfredo, il mio migliore amico… un incredibile menestrello che con i suoi racconti sa tenerti sul palmo della mano, in attesa di ogni sua parola. Affascinante. E’ incredibile come sappia usare bene le parole: sempre quella giusta al momento giusto. Già dal liceo sapeva intavolare infinite discussioni filosofiche sui significati più reconditi dell’essere umano, oppure sulla storia di Firenze, città che conosceva perfettamente. Ed è incredibile come possa avere un successo strabiliante con le ragazze, lui bassetto e non eccezionalmente bello. A dire il vero è proprio bruttino. Ma un brutto dannunziano, vista la incredibile quantità di donne che si dichiarano pazze di lui dopo avergli parlato per appena mezz’ora.
Ancora un trillo. Questa volta è la sveglia. E questa volta mi alzo perché è l’ora giusta. Mi sembra di aver sognato di aver ricevuto una chiamata al limite dell’irreale da Alfredo. Dopo lo chiamo, penso mentre trotterello verso il bagno. Passo accanto alla scrivania e vedo il cellulare, acceso. Forse non ho sognato. Non lo lascio mai acceso.
“Dopo controllo le chiamate”
E continuo la strada verso il bagno.
Ma proprio mentre sto per chiudere la porta alle mie spalle il telefono decide di fermarmi. Sbuffo, ma torno indietro e lo prendo in mano.
- Un nuovo messaggio – recita il display.
“C’è posta per te”
E’ il numero di Alfredo. Allora non avevo sognato.
